di Susanna Lupo

I sogni e la loro interpretazione hanno da sempre suscitato grande fascino ed interesse; sono così complessi, variegati; non di rado contengono elementi che appaiono surreali ai nostri occhi: persone, tempi e luoghi si intrecciano creando immagini, scenari, brevi storie, taluni senza una apparente logicità quando rievocati al risveglio.

Interpretare i sogni non è così semplice e riduttivo come si possa pensare, tant’è che anche i più grandi pionieri della psicologia hanno dedicato ampi studi sul tema.

Carl Gustav Jung, psichiatra svizzero e padre della psicologia analitica, ha fornito un importante contributo sulla interpretazione dei sogni. Egli considera il sogno un prodotto della psiche il cui contenuto contrasta quello cosciente, nonostante non sia completamente avulso dalla continuità e dalla contiguità con quest’ultimo. In quanto struttura psichica, il sogno va considerato sia da un punto di vista causale (come risultante, dunque, di precedenti contenuti psichici), sia secondo un’ottica finalistica (avendo un senso ed uno scopo propri nella vita psichica attuale). Jung, in particolare, ha posto particolare attenzione a quest’ultima concezione: dal punto di vista finalistico le immagini nei sogni possiedono una importanza di per sé, annunciando in se stesse il significato grazie al quale emergono oniricamente. Se l’immagine nel sogno si modifica, esprimerà una mutata situazione psicologica. Dal punto di vista di Jung, il sogno trasmette, in un linguaggio metaforico, pensieri, direttive, possibilità, giudizi inconsci.

Contrariamente a Freud, che considerava la funzione dei sogni tendenzialmente un appagamento dei desideri e la conservazione del sonno, lo psichiatra svizzero riteneva che i sogni si comportassero in modo da compensare la situazione cosciente attuale. Puntualizzava, inoltre, come, nel momento in cui i contenuti compensatori risultassero profondamente intensi, potessero interferire col sonno, interrompendolo.

Nella pratica clinica, capita più volte di incontrare, nei sogni dei pazienti, i propri nonni. Perché? Che cosa rappresentano per il sognatore?

Secondo Leone (2002), i nonni arricchiscono la memoria autobiografica dei nipoti; presso la loro abitazione – non di rado presente nei sogni dei nipoti – è possibile respirare l’aria di un periodo differente della storia di famiglia ma anche della comunità, familiarizzando, così, con un passato ancora vivo. Stramaglia (2013) definisce l’abitazione della nonna una “casa interiore”, ove, spesso, i nipoti ritrovano la parte più autentica di sé, e insieme una “casa natale”, “espressione del tempo immobile che permane nonostante il divenire, è la spiegazione della propria nascita, è la possibilità di dare un senso alla propria esistenza” (ibidem).

Jung associa il nonno sognato al “vecchio saggio” e al riguardo dice (1980): “Il ‘vecchio saggio’ appare nei sogni come mago, medico, sacerdote, maestro, professore, nonno, o persona comunque autorevole. L’archetipo dello spirito, in forma di uomo, gnomo o animale, si presenta sempre in una situazione in cui perspicacia, intelligenza, senno, decisione, pianificazione ecc., sarebbero necessari, ma non possono provenire dai propri mezzi. L’archetipo compensa questo stato di carenza spirituale con contenuti capaci di colmare la lacuna”.

Per “Archetipi”, Carl Gustav Jung fa riferimento ai contenuti dell’inconscio collettivo, immagini primordiali presenti in differenti culture ed epoche storiche. La figura del nonno, come archetipo dello spirito, è portavoce di caratteristiche quali saggezza, autorità, verità; è simbolo di guida valida e competente, che può apportare nel mondo psichico del nipote stabilità, sicurezza, o, ancora, aiutarlo ad individuare corrette soluzioni; si tratta di componenti ancora non disponibili nel sognatore se non come potenzialità inconscia.

L’autorevolezza dei nonni è determinata dall’essere genitori di genitori; simbolicamente, incarnano qualità di equilibrio e saggezza, potenza e pacatezza; hanno, dunque, una funzione protettrice e rassicurante. La loro presenza può infondere sicurezza, facendo riallacciare, in qualche modo, il nipote sognatore anche a sentimenti legati all’affettività e al calore dell’infanzia.

Contemporaneamente, tuttavia, i nonni possono portare alla luce aspetti di fragilità fisica, ritiro emotivo, dominanza di parti adulte sulla leggerezza del “Puer”, la necessità di un cambiamento. In quanto archetipo, infatti, il Senex contiene una duplicità e, all’estremità negativa, può essere nostalgico, tirannico, consigliere cinico e fraudolento.

Per quanto concerne la nonna, secondo Jung (1980), esattamente come la madre, la suocera, la vergine, la dea ecc., essa figura può essere associata all’archetipo materno nei suoi aspetti positivi, una “madre amorosa” che incorpora caratteristiche di magica autorità del femminile, saggezza, elevatezza spirituale che oltrepassa i limiti dell’intelletto; raffigura ciò che è benevolo, protettivo, paziente e favorisce la fecondità, la nutrizione.

Facendo principalmente riferimento alla nonna materna, Jung sostiene che, poiché madre della madre, “è a rigore la Grande Madre” (ibidem). In effetti, non sporadicamente assume i tratti di donna saggia o strega. Al riguardo lo psichiatra svizzero dice: “Il passaggio dalla madre alla nonna significa per l’archetipo una sorta di avanzamento […]. Man mano che cresce la distanza tra coscienza e inconscio, la nonna, salendo di grado, si trasforma in Grande Madre e spesso si scindono anche le opposizioni che in questa immagine sono racchiuse” (ivi).

Bibliografia:

  • Jung, C.G. (1976). Considerazioni generali sulla psicologia del sogno. In Opere Vol. 8, ed. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Jung, C.G. (1980). Gli archetipi dell’inconscio collettivo. In Opere Vol. 9, ed. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Jung, C.G. (1980). Gli aspetti psicologici dell’archetipo della Madre. In Opere Vol. 9, ed. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Leone, G. (2002), “La memoria autobiografica. Conoscenza di sé e appartenenze sociali”, Carocci, Roma.
  • Stramaglia, M. (2013), “Una madre in più. La nonna materna, l’educazione e la cura dei nipoti”, ed. Franco Angeli.

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