di Silvia Valadè

Primum non nocere [Per prima cosa a non fare dei danni]”

Ippocrate

Nell’ordinamento italiano l’ascolto del minore si suddivide in due macro-aree: l’area del civile e l’area del penale.

Nel civile il minore può venire ascoltato nelle procedure di separazione, divorzio, rottura delle coppie di fatto (competenza del Giudice Ordinario) e in alcune situazioni nei casi di adozione.

L’area invece del penale vede invece, il minore protagonista in tutto altro modo perché il minore è prima di tutto una persona offesa di un reato ed assume la veste di testimone.

Esso ascolto non può essere ricondotto ad alcuna forma di “semplice” dialogo con un minore (per quanto esso possa mai essere definito in questo modo) perché dovrà sempre svolgersi nel rispetto di regole e scopi ben precisi.

Idealmente possiamo suddividere l’audizione in tre fasi. La prima è quella dedicata alla familiarizzazione: si tratta del momento in cui il minorenne, lo specialista e il Giudice si presentano e si conoscono. In questo frangente gli adulti devono utilizzare argomenti e domande “neutre”, estranee ai reati su cui s’indaga. Ne sono un esempio domande sulla scuola, sugli sport, sugli interessi del testimone.

Secondariamente, si avvia la vera e propria raccolta delle informazioni sui fatti oggetto di accertamento giudiziale. Gli intervistatori devono stimolare, in merito, il primo racconto libero proseguendo solo al suo termine con le domande di approfondimento.

Obiettivo primario invero è – sotto il profilo meramente giuridico – identificare chi, dove, come, quando, quante volte alla presenza di qualcuno. Ove richiesto, caratterizzando e circostanziando il più possibile l’evento/gli eventi.

Sul tema dell’audizione protetta si aprono grandi questioni: come ascoltare in modo tutelante, come ascoltare in modo protetto, come trasformare l’ascolto non in un interrogatorio pedissequo, ma in un’occasione che danneggi il meno possibile un bambino o anche un adolescente, ma prima di tutto si pone il problema assolutamente essenziale del comprendere cosa è accaduto.

Ci si può interrogare sul perché si debba ascoltare il bambino, sul motivo per cui proprio lui, che è già in difficoltà, venga messo nella condizione più difficile, invece che, per esempio, ascoltare gli adulti. In realtà, anche gli adulti vengono sempre ascoltati, è d’obbligo farlo ed è anche opportuno, ma in molte situazioni l’unica persona che potrà autenticamente aiutare a capire che cosa è accaduto è il bambino stesso.

Obiettivo della giustizia degli adulti è capire che cosa è successo e se il bambino è lo strumento per la comprensione, più si riesce a costruire intorno a lui un contesto di relativa tranquillità, dove i fatti accaduti non disturbino troppo la sua comunicazione, più è possibile che si riesca a comprendere non tanto la verità, quanto piuttosto cosa è accaduto nella realtà.

La differenza sottesa a questi due concetti, verità e ciò che è accaduto nella realtà, è molto importante, in quanto, nel secondo caso, si fa riferimento a una realtà che un bambino ha compreso e che rappresenta.

Nell’ascolto di un racconto possibile vittima di reato, è bene tenere presente sia la realtà che la criticità, cioè anche quando un fatto ci può sembrare certo, dobbiamo essere sempre critici e mantenere aperta la finestra della possibilità.

Sarà importante poter utilizzare un ‘ascolto partecipe empatico, ma non entusiasta: ovvero un ascolto disponibile ad accogliere la chiarezza e la confusione, il racconto, il silenzio fin anche l’interruzione.

I racconti sovente sono a tappe, non vanno forzati, se insistiamo per far raccontare tutto insieme può scatenare la reazione di chiusura e ritrattazione ed anche di confusione della traccia mnestica. È un percorso accidentato, difficile da affrontare da soli; alcuni minori preferiscono disegnare o scrivere.

Nella pratica

Appare importante creare uno spazio condiviso con il minore prima dell’inizio dell’audizione presentandosi e spiegando, a costo di essere l’ennesima (o la prima) persona a farlo, dove si trova e cosa sta per succedere.

Utile è mostrare la stanza dell’audizione segnalando ed identificando le telecamere ed il citofono per la comunicazione tra stanze in modo sintono rispetto all’età del minore sarà utile rispondere alle sue domande o chiarire alcuni degli aspetti del processo minorile.

È bene tenere nella mente l’idea che possiamo dire tutto ai bambini utilizzando parole semplice ed adeguate alla loro età di modo da renderli partecipi di ciò che avviene senza spaventarli e soprattutto rendendoli consapevoli e agenti di ciò che avviene.

Molti ragazzi o ragazze sono interessati/preoccupati se i genitori assisteranno e se possono impedirglielo preferendo magari che li attendano nello spazio antistante la stanza dell’ascolto. La presenza dell’indagato è anche aspetto di grande interesse oltre che degli altri presenti.

Certo sarà importante anche chiarire aspetti “banali” come quelle rispetto alla privacy e non divulgazioni, in luoghi diversi da quelli della giustizia. Spesso ci verrà chiesto “Questa è l’ultima volta che verrò sentita /o?”; non abbiamo questa risposta. Possiamo però affermare che nella maggior parte dei casi con l’audizione protetta nella formula dell’incidente probatorio si conclude la necessità che il minore venga sentito personalmente.

Sarà utile prefigurare l’arrivo del Giudice sfatando miti da telefilm americani di parrucche e toghe.

Nei momenti in cui le telecamere sono accese ma non registrano è comunque bene parlare di tematiche neutre che non riguardino i fatti di cui causa rimandandoli alla presenza del Giudice.

Posizioni fisiche nell’ascolto: Meglio la posizione di fianco: è la posizione della collaborazione, permette il nascondimento. Non stare di fronte in posizione interrogatoria. La scelta della posizione non è trascurabile.audizione sito.pngRispetto alla modalità analogica e dialogica durante l’ascolto sarà importante: non essere invadenti nelle domande, evitare sia domande induttive quanto quelle suggestive e tantomeno quelle assillanti.

Non mostrarsi spaventati groppo addolorati da quello che stiamo ascoltano: al di là del concetto di verità personale e verità giuridica all’interno della stanza il depositario di emozioni di questo tipo è uno ed unico ovvero il minore.

Non rimandare l’immagine della vittima, perché in questa situazione il bambino prova vari sentimenti di vittimizzazione e anche di senso di colpa per un eventuale pensiero di compiacenza.

Sarà importante anche sostenere il minore nella sua fatica senza sottolineare gli aspetti concreti della fatica, ad esempio attraverso le sue manifestazioni fisiche motorie o altro. In tali momenti è possibile fare ricorso ad una pausa o ad un bicchiere d’acqua o in situazioni estreme l’interruzione dell’audizione stessa.

Non porsi mai il problema sulle comunicazioni se siano vere o false. Il nostro compito è quello dell’ascolto, al magistrato l’arduo compito di decretare la verità giuridica e formale.

A conclusione di queste brevi riflessioni il breve commento di una grande esperta:

“Tutti abbiamo avuto a che fare da vicino ed intimamente con l’essere bambino: molti in quanto genitori, od educatori o adulti responsabili civilmente, ma, soprattutto, tutti siamo stati bambini. Qui sta la radice della vicinanza che avvertiamo rispetto all’infanzia: la tensione emotiva ed il fascino che i bambini possono evocare in noi” (Luisa Della Rosa, 2005).

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