di Francesca Locati e Silvia Valadè

La psicoterapia in età evolutiva diviene ambito di lavoro ancora più complesso ed intricato quando confrontato con l’esperienza traumatica. In particolare, bambini in età prescolare esposti ad eventi drammatici o impropri, possono subire compromissioni o inibizioni dello sviluppo del funzionamento psichico, già immaturo a causa della loro tenera età. Nonostante tale situazione clinica possa rendere complicato declinare efficacemente i nostri strumenti di lavoro con pazienti così piccoli, la letteratura fatica a consegnarci modelli di trattamento specialistici che possano guidare la pratica trattamentale.

Michael S. Sheeringa è conosciuto a livello internazionale come specialista, ricercatore e clinico del trauma, nonchè punto di riferimento in America nella gestione dei programmi di aiuto per pazienti traumatizzati. Nel volume Curare il PTSD in età prescolare. Una guida clinicadi recente pubblicazione in lingua italiana, l’autore propone un modello di intervento basato sul riadattamento delle tecniche essenziali della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) su bambini di età prescolare, dai 3 ai 6 anni, affetti da disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

La formulazione di un trattamento così altamente specialistico ha origine dalla recente rivoluzione diagnostica intorno alla diagnosi di PTSD in età evolutiva. Negli ultimi trent’anni, infatti, la letteratura ha rivolto un’attenzione particolare agli effetti dell’esposizione ad eventi traumatici in bambini di età inferiore ai 6 anni, un range di popolazione precedentemente poco studiata. La sintomatologia, caratterizzata da riattualizzazioni dell’esperienza, intorpidimento, evitamento, aumentato arousal, a cui si possono associare disturbi di ansia, del comportamento, difficoltà di apprendimento, somatizzazioni e, dopo i 5-6 anni, sintomi dissociativi, in una fase così delicata dello sviluppo, può ampiamente inficiare il funzionamento e lo sviluppo psicofisico del bambino. La portata del disturbo in bambini così piccoli e la specificità delle caratteristiche diagnostiche in questa fascia di età, ha fatto sì che nel DSM-5 venisse inserita una nuova diagnosi denominata Disturbo da stress post-traumatico nei bambini sotto i 6 anni, migliorando la validità diagnostica per tale fascia di età.

Il riconoscimento della specificità diagnostica del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) in bambini tra i 3-6 anni e lo studio delle traiettorie di sviluppo a lungo termine dello stesso, hanno permesso di definire empiricamente l’alto rischio per questi pazienti di sviluppare disturbi psicopatologici cronici. Le evidenze empiriche hanno, inoltre, dimostrato l’efficacia della terapia ad esposizione graduale, o desensibilizzazione sistematica, nella riduzione dei sintomi di PTSD anche in bambini piccoli. Infatti, lo studio sulle attività di ragionamento causale, immedesimazione, autoriflessione, abilità linguistica e memoria, necessarie per comprendere e beneficiare delle tecniche CBT, ha evidenziato come siano competenze sufficientemente sviluppate a partire dai 3 anni di età.

Il trattamento proposto dall’autore detiene l’obiettivo di ridurre la sintomatologia post-traumatica esponendo gradualmente il bambino agli stimoli ritenuti responsabili dell’insorgenza del disturbo, permettendogli di ridurre attivamente le sensazioni di disagio suscitate. Obiettivi secondari, ma altrettanto importanti, risultano la creazione di una narrazione dell’evento traumatico ancorata alla realtà e l’acquisizione di un “piano di sicurezza” da seguire in caso di contatto con una nuova situazione potenzialmente traumatica.

Il modello di intervento proposto è articolato in tre passaggi: un primo lavoro di condivisione di informazioni relative al trauma subito e alle manifestazioni sintomatologiche del PTSD, oltre che l’apprendimento di tecniche di rilassamento; una seconda fase di narrazione del trauma ed identificazione di stimoli spaventosi connessi all’esperienza traumatica; ed infine l’esposizione graduale alle condizioni paurose identificate fronteggiandole attraverso le tecniche di rilassamento imparate. In ogni seduta vengono utilizzate schede tematiche costruite ad hoc che, nella maggior parte dei casi, prevedono l’utilizzo del disegno e di vignette che facilitano i bambini nell’espressione di ricordi, pensieri e sensazioni dolorose. Tali schede sono raccolte nel libro di viaggio, filo conduttore di tutto il percorso terapeutico, il quale ha la funzione di contenitore dei ricordi angoscianti e di organizzatore della narrazione del trauma, coerente e priva di distorsioni.

Consapevole dell’importanza del coinvolgimento del genitore nel processo di cura del bambino, il modello di intervento prevede la partecipazione attiva del caregiver durante l’intero iter trattamentale. Il lavoro con l’adulto permette di aiutare il terapeuta ad interpretare in modo appropriato quello che avviene nella stanza con il bambino e a sostenere il piccolo paziente nel lavoro di esposizioni agli stimoli paurosia casa.

Il volume è una dettagliata guida all’utilizzo della tecnica trattamentale, con una descrittiva del razionale sotteso all’intervento, delle procedure, delle tecniche e dei materiali da utilizzare seduta per seduta, per accompagnare il clinico passo dopo passo all’incontro e al percorso di cura insieme al suo piccolo paziente.

Articolo pubblicato in “Qi” magazine online di Hogrefe Editore

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